Guida completa ai vetri antinfortunio: UNI 7697, obblighi e scelte corrette
Quando scegliamo una finestra, ci preoccupiamo che tenga fuori il freddo e il caldo, i rumori e i ladri. Ma c'è una terza minaccia che spesso ignoriamo: il vetro stesso. Se un bambino corre e sbatte contro la portafinestra, o se una corrente d'aria fa sbattere l'anta violentemente, cosa succede? Il vetro esplode in mille pezzi taglienti o rimane intero?
La differenza tra finire al pronto soccorso o prendere solo uno spavento sta tutta nella scelta del vetro di sicurezza. In Italia esiste una norma precisa (la UNI 7697) che obbliga a usare certi vetri in certe posizioni. Purtroppo, per risparmiare, a volte questa norma viene ignorata. In questo articolo ti spiego come riconoscere un vetro sicuro nel preventivo e perché non dovresti mai scendere a compromessi su questo punto.
Normativa di riferimento: UNI 7697 (e UNI EN 12600)
Quando si parla di vetri e sicurezza in edilizia, il riferimento principale in Italia è la UNI 7697 (aggiornata nel 2014). È la norma che indica come scegliere correttamente il vetro per ridurre il rischio di infortuni in caso di rottura, in base alle situazioni d’uso.
La UNI 7697 richiama anche la UNI EN 12600, che classifica i vetri in base alla resistenza all’urto (ossia a come “si comportano” quando vengono colpiti).
Quando è obbligatorio un vetro di sicurezza (antinfortunio)
La UNI 7697 stabilisce che, in presenza di possibile contatto accidentale con il vetro, è necessario utilizzare vetri antinfortunistici (di sicurezza), principalmente in due categorie: vetro temprato e vetro stratificato.
In particolare, i vetri devono essere di sicurezza quando la parte più bassa della lastra si trova a meno di 100 cm dal calpestio finito. Questo vale per finestre, portefinestre, vetrate fisse, parapetti e superfici trasparenti dove c’è possibilità di urto: in questi casi il vetro di sicurezza non è una “scelta”, ma un requisito.
Il "buco" della norma: il pericolo della finestra aperta
C'è un dettaglio critico nella UNI 7697 che pochi conoscono e che costituisce una vera insidia. La norma dice che, per le finestre poste a più di 100 cm da terra (le classiche finestre con davanzale), l'obbligo del vetro di sicurezza vale solo per la lastra interna. Questo significa che è perfettamente legale venderti una finestra con vetro stratificato dentro e vetro normale (float/tagliente) fuori.
Dov'è il problema? Il problema nasce quando apri la finestra. Nel momento in cui apri l'anta a battente (a 90 gradi) per cambiare aria, la lastra esterna non è più fuori: si trova dentro la stanza, esposta al passaggio. Se in quel momento un bambino correndo urta l'anta aperta, o se un colpo di vento violento la fa sbattere, a rompersi sarà il vetro esterno. Se quel vetro non è di sicurezza, esploderà in schegge taglienti che cadranno direttamente dentro casa (e addosso a chi c'è vicino).
Di seguito ti lascio alcuni articoli per farti comprendere cosa può accadere quando ti ritrovi in casa un vetro non di sicurezza:
Classi d'urto (UNI EN 12600): i minimi citati dalla UNI 7697
La UNI EN 12600 classifica i vetri in base alla loro resistenza all’urto. In base a quanto richiamato dalla UNI 7697:
| 🧩 Tipologia | 🏷️ Classe minima | 🛡️ Comportamento in caso di impatto |
|---|---|---|
| Vetro temperato di sicurezza | 1C3 | Frantuma in piccoli frammenti non taglienti (comportamento “sicuro”) |
| Vetro stratificato (visarm) | 2B2 | I frammenti restano “trattenuti” grazie alle pellicole interposte |
Heat Soak Test (HST): quando diventa un requisito
Un altro aspetto introdotto dalla UNI 7697 riguarda l’obbligo di utilizzo di vetri sottoposti a Heat Soak Test (HST). Questo test serve a ridurre il rischio di rottura spontanea del vetro temperato causata da inclusioni di solfuro di nichel, e diventa obbligatorio quando la caduta accidentale del vetro potrebbe rappresentare un pericolo per gruppi di persone, ad esempio in installazioni in quota a partire da 4 metri d’altezza, o in posizioni ad elevata esposizione pubblica.
Segnalazione delle superfici vetrate: evitare urti accidentali
In ambito edilizio viene ribadita la necessità di segnalare chiaramente tutte le superfici vetrate, soprattutto se collocate in prossimità di percorsi pedonali, aree di lavoro o spazi ad alta frequentazione. In questi casi, il vetro deve essere riconoscibile e sicuro fino a 1 metro dal piano di calpestio, per evitare urti accidentali.
I vetri di sicurezza
1) Vetro temprato (temperato)
Il vetro temprato (o temperato) è una prima tipologia di vetro di sicurezza antinfortunio. Le lastre sono sottoposte a indurimento in forni che raggiungono temperature di circa 700°C: grazie a questo processo la resistenza agli urti e alla rottura è 7 volte superiore rispetto a un vetro non trattato.
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| Esempio di come si presenta un vetro temperato dopo un urto violento (migliaia di pezzetti non pericolosi) |
La sua caratteristica principale è che, in caso di rottura, si frantuma in moltissimi piccoli frammenti non taglienti, dalle forme tondeggianti e con bordi smussati. Questo è il motivo per cui rientra tra i vetri antinfortunistici. Un altro punto di forza è anche la sua leggerezza, che può aiutare sulla durata complessiva del serramento.
Tuttavia, in vetrocamera, il vetro temperato (pur essendo molto resistente) può avere un lieve svantaggio sul piano dell’isolamento acustico: se l’obiettivo è ridurre i rumori, spesso è più indicato un vetro stratificato acustico. Inoltre, il trattamento termico può talvolta generare lievi imperfezioni ottiche (riflessi o distorsioni) in particolari condizioni di luce.
2) Vetro stratificato (visarm)
Il vetro stratificato (detto anche visarm) è composto da due lastre di vetro accoppiate grazie a una o più pellicole trasparenti: il PVB (polivinilbutirrale). La funzione del PVB è trattenere i frammenti in caso di rottura, impedendo che si disperdano e riducendo così il rischio di lesioni da taglio.
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Per garantire una protezione minima contro eventuali infortuni è necessario che lo strato di pellicola interposto abbia uno spessore di almeno 0,38 mm. In alternativa si può arrivare a 0,76 mm sovrapponendo due pellicole da 0,38 mm ciascuna, aumentando la resistenza complessiva.
Il vetro stratificato è molto sicuro ma introduce il tema del peso. In alcune configurazioni (es. doppia camera) si possono avere molte lastre complessive e questo, nel tempo, può sollecitare ferramenta e componenti dell’infisso. Proprio per questo, dopo l’aggiornamento della UNI 7697 del 2014, sono state proposte configurazioni più leggere come la stratigrafia 2+2 (due lastre da 2 mm unite da film plastico), che riduce i pesi senza compromettere la sicurezza.
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| Esempio di rottura di un vetro stratificato (ragnatela) |
Oltre alla sicurezza, il PVB porta anche benefici aggiuntivi: miglior isolamento acustico e riduzione fino al 99% del passaggio dei raggi UV.
3) Vetri anti-sfondamento e vetri antieffrazione (EN 356)
I vetri anti-sfondamento e antieffrazione si basano sullo stesso principio dello stratificato: la differenza sta nel numero di lastre di vetro e nello spessore delle pellicole di PVB, che vengono potenziati per garantire la resistenza richiesta. In questo ambito, oltre alla UNI 7697, entra in gioco la EN 356, che classifica i vetri proprio in base alla loro capacità di resistere ad atti di vandalismo (antisfondamento) o a veri e propri tentativi di intrusione (antieffrazione).
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Le classi EN 356 si dividono in due gruppi principali:
- P1A – P5A: urti con sfera d’acciaio (simulano urti accidentali o tentativi “leggeri”).
- P6B – P8B: attacco con attrezzi manuali (ascia, mazza…), basato sul numero di colpi necessari per aprire un foro.
| 🏷️ Classe | 🧱 Composizione | 🔍 Tipo di vetro | 🧪 Tipo di prova | 🏠 Applicazione tipica |
|---|---|---|---|---|
| P1A | 33.2 | Stratobel 701-1 | Urto con sfera d’acciaio: n° 3 colpi da un’altezza di 1500 mm | Protezione da urti accidentali |
| P2A | 33.2 44.2 |
Stratobel 701-1 Stratobel 901-2 |
Urto con sfera d'acciaio: n° 3 colpi da un’altezza di 3000 mm | Protezione da urti accidentali |
| P3A | 33.4 | Stratobel 801-1 | Urto con sfera d'acciaio: n° 3 colpi da un’altezza di 6000 mm | Protezione da urti accidentali |
| P4A | 33.4 44.4 |
Stratobel 801-1 Stratobel 002-1 |
Urto con sfera d'acciaio: n° 3 colpi da un’altezza di 9000 mm | Protezione da urti accidentali e vandalismo |
| P5A | 44.6 66.6 |
Stratobel 002-1 Stratobel 402-3 |
Urto con sfera d'acciaio: n° 3 x 3 colpi da un’altezza di 1500 mm | Protezione da urti accidentali e vandalismo |
| P6B | — | Stratobel 502-1 Stratobel 505-2 Stratobel 802-2 |
30-50 colpi con attrezzi manuali quali martello e ascia | Protezione base contro l’effrazione |
| P7B | — | Stratobel 303-3 | 51-70 colpi con attrezzi manuali quali martello e ascia | Alta protezione antieffrazione |
| P8B | — | Stratobel 504-4 Stratobel 803-5 Stratobel 905-8 |
Oltre 70 colpi con attrezzi manuali quali martello e ascia | Massima resistenza, per ambienti a rischio |
Vetri antiproiettile (UNI EN 1063) e vetri anti-esplosione
Facenti parte della categoria dei vetri blindati troviamo anche i vetri antiproiettile, ottenuti con stratificazioni complesse: più pannelli di vetro (spesso 6–10 mm) con intercalari come PVB, poliuretano o elastomeri, pensati per assorbire energia d’impatto e mantenere coeso il pacchetto.
La classificazione ufficiale è stabilita dalla UNI EN 1063: classi BR1 – BR7 (pistole e fucili di vario calibro) e SG1 – SG2 (colpi di fucile a palla). È fondamentale che questi vetri siano abbinati a telai adeguati e montati da operatori qualificati: in ambito balistico non ci si può affidare all’improvvisazione.
| 🏷️ Classe | 📦 Prodotto | 🧱 Composizione | 📏 Spessore (mm) | ⚖️ Peso (kg/m²) |
|---|---|---|---|---|
| BR1 - S | Stratobel 402-1 | — | 14 | 32 |
| BR1 - NS | Stratobel 802-5 | — | 18 | 42 |
| BR2 - S | Stratobel 003-1 | — | 20 | 47 |
| BR2 - NS | Stratobel 104-1 | — | 31 | 73 |
| BR3 - S | Stratobel 603-1 | — | 26 | 63 |
| BR3 - NS | Stratobel 704-3 | — | 37 | 89 |
| BR4 - S | Stratobel 304-6 | — | 33 | 80 |
| BR4 - NS | Stratobel 1207-1 | — | 55 | 125 |
| BR5 - S | Stratobel 504-4 | — | 35 | 81 |
| BR5 - NS | Stratobel 806-2 | — | 64 | 141 |
| BR6 - S | Stratobel 4207-1 | — | 58 | 127 |
| BR6 - NS | Stratobel 1207-1 | — | 64 | 125 |
| BR6 - NS | Stratobel 408-1 | — | 74 | 179 |
| BR6 - NS | Stratobel 3209-1 | — | 83 | 176 |
| BR7 - S | Stratobel 6208-1 | — | 76 | 157 |
| BR7 - NS | Stratobel 009-1 | — | 83 | 188 |
| SG1 - S | Stratobel 8209-1 | — | 78 | 188 |
| SG1 - NS | Stratobel 304-6 | — | 33 | 80 |
| SG1 - NS | Stratobel 9207-1 | — | 69 | 145 |
| SG2 - S | Stratobel 504-4 | — | 35 | 81 |
| SG2 - NS | Stratobel 9208-1 | — | 79 | 162 |
| Kalashnikov | Stratobel 504-4 | — | 35 | 81 |
Esistono poi vetri anti-esplosione o anti-bomba, progettati per resistere a onde d’urto generate da esplosioni accidentali o intenzionali: mantengono l’integrità della struttura ed evitano la proiezione di frammenti. Sono realizzati con più strati di vetro e intercalari plastici ad alta resistenza, come il policarbonato, e vengono utilizzati in edifici sensibili, ambienti industriali e infrastrutture critiche.
Conclusione
La sicurezza del vetro non è un dettaglio “in più”: è una scelta che incide direttamente sull’incolumità delle persone. La UNI 7697 chiarisce quando è necessario adottare vetri antinfortunio e richiama classificazioni (UNI EN 12600) che aiutano a capire come si comporta una lastra in caso di urto. Il punto, però, è pratico: in molte finestre il rischio non riguarda solo “se si rompe”, ma come si rompe e se i frammenti possono diventare pericolosi.
Per questo, quando valuti un preventivo, non fermarti a “doppio o triplo vetro”: chiedi esplicitamente che tipo di vetro è previsto (temprato o stratificato), su quale lato (interno/esterno) e con che classificazione. Una differenza che sulla carta può sembrare minima, nella realtà è quella che separa un vetro che “fa danni” da un vetro che, anche in caso di rottura, resta gestibile e molto più sicuro.
Riferimenti tecnici e approfondimenti
Per la redazione di questo articolo sono stati considerati riferimenti normativi e documentazioni tecniche utili per interpretare vetri antinfortunio, comportamento alla rottura, classificazione all’urto, vetri temperati, vetri stratificati, vetri antieffrazione, antiproiettile e anti-esplosione. Le prestazioni effettive devono sempre essere valutate in base alla configurazione reale del vetro, alla posizione di installazione, al telaio, alla posa e alla documentazione fornita dal produttore.
- UNI – UNI 7697:2021, criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie
- UNI – UNI EN 12600:2004, prova del pendolo e classificazione del vetro piano all’impatto
- UNI – UNI EN 12150-1:2019, vetro temprato termicamente di sicurezza per edilizia
- UNI – UNI EN 14179-1:2016, vetro temprato sottoposto a Heat Soak Test
- UNI – UNI EN ISO 12543-2:2022, requisiti prestazionali del vetro stratificato di sicurezza
- UNI – UNI EN 356:2002, vetri di sicurezza e classificazione contro l’attacco manuale
- UNI – UNI EN 1063:2001, vetrate di sicurezza e classificazione di resistenza ai proiettili
- UNI – UNI EN 13541:2012, vetrate resistenti alla pressione causata da esplosioni
- AGC Glass Europe – Stratobel Security, vetri stratificati di sicurezza, antieffrazione, antiproiettile e anti-esplosione
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